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Indonesia: un’altra “I” nel BRIC?

Indonesia: un’altra “I” nel BRIC?

Il fenomeno dell’ internazionalizzazione per sviluppare al meglio il proprio potenziale dovrebbe prestare attenzione ai cosiddetti Paesi “emergenti-emergenti”. Questa l’opinione di molti analisti ed economisti internazionali. E secondo la loro opinione, l’Indonesia farò parte dei BRIC.

L’emergere nell’economia globale di Brasile, Russia, India e Cina ha sconvolto gli equilibri economici, politici, geopolitici, e sociali del mondo: l’espressione cosiddetta BRIC, dell’economista inglese Jim O’Neill, rappresenta oggi ben di più di una semplice scommessa ed è già una realtà sulla quale si sta costruendo e si costruirà il futuro. Per i quattro Paesi del BRIC sono molte e significative le dimostrazioni di potenza. La Russia ad esempio, nonostante i problemi interni sia politici che economici e la mancanza di riforme, continua a crescere ad un ritmo del 4% annuo, dipendendo quasi totalmente dall’andamento di metalli e petrolio; tra Pechino e Shangai si concentra il 40% delle banche più capitalizzate del globo; l’India cresce con una rapidità incredibile e vuole affermarsi non solo dal punto di vista economico ma anche a livello politico in ambito globale; il Brasile invece, che ospiterà i Mondiali del 2014 e le Olimpiadi del 2016, punta a diventare una superpotenza petrolifera e non solo.

Ad oggi, mentre fra gli economisti ci si interroga su chi fra India e Cina guiderà l’economia del XXI secolo, altri paesi si affacciano, nemmeno troppo timidamente, sui mercati globali: basta pensare all’area ASEAN da cui emergono importanti realtà come l’Indonesia. Questo Paese, uscito con poche ferite dalla crisi finanziaria globale, ha un tasso di crescita del PIL 2010 del 6,1% (alcune previsioni indicano un 6,3% per l’anno prossimo) e il PIL pro capite dovrebbe crescere del 20% nel biennio 2011-2012. Le abbondanti risorse naturali (l’Indonesia è il maggior esportatore al mondo di legno, argento e carbone) e la rapida crescita del settore manifatturiero (grazie alla progressiva delocalizzazione produttiva della Cina) costituiscono le chiavi di volta dell’ascesa del Paese Asiatico.

Altri elementi a favore dell’Indonesia sono la stabilità politica, confermata dalle recenti elezioni presidenziali, gli FDI in aumento del  34% rispetto al 2009 (hanno raggiunto quota 3 mld di Euro) e le prospettive di crescita del potere d’acquisto della società civile: entro il 2015 infatti si prevede che circa 52 milioni di Indonesiani potrebbero rientrare nella classe media. Le principali lacune sono rappresentate invece dalla corruzione, dalla carenza e dalla precaria condizione delle infrastrutture che indubbiamente contribuiscono a frenare la sviluppo del Paese.

La crescita dell’Indonesia è stata evidenziata anche dallo stesso O’Neill, che dopo il termine BRIC, ha coniato un altro acronimo: il MIKT (ovvero Messico, Indonesia, Corea del Sud e Turchia), nuovo gruppo di Paesi sui quali dovrebbero puntare gli investitori internazionali.

 

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