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L’ottimismo dell’America Latina

L’ottimismo dell’America Latina

Per la prima volta nella storia, l’America Latina non ha subito in maniera troppo pesante  le conseguenze di una crisi arrivata da fuori. La regione ha finalmente dimostrato di poter dare prova di stabilità, resistendo anche nei momenti più difficili della crisi e sperimentando un processo di crescita economica. Dopo le varie vicissitudini patite dal subcontinente nel corso del secolo passato, dittature, golpe, crisi del debito e décadas perdidas, i Paesi Latinoamericani possono guardare al futuro in maniera diversa: certamente non tutte le economie  dei Paesi registrano gli stessi livelli di crescita e non tutte si comportano allo stesso modo, ma complessivamente si percepisce ottimismo e si registra una evoluzione positiva degli equilibri politico-economico-sociali.

Il Fondo Monetario Internazionale ha previsto una crescita media annuale per l’America Latina del 4.5% nel periodo che va dal 2010 al 2015. Le stime dell’FMI per i Paesi Latinoamericani sono sicuramente più basse rispetto ad altre macroregioni, ma bisogna considerare le divergenze registrate in ambito regionale: alcuni Paesi come il Perù presentano una crescita media annuale del 6.2%, mentre il Venezuela solo dello 0.7%, l’Ecuador del 2,2% e l’Argentina del 3,9%. Ad ogni modo, il PIL pro capite a parità di potere d’acquisto che nel 2010 si situava a 11.200 USD, nel 2015 dovrebbe arrivare fino ai 14.000 USD: un effettivo miglioramento economico e degli standard di vita si è dunque verificato. L’America Latina, dopo aver resistito alla crisi finanziaria, ha inaugurato una nuova fase di sviluppo che porterà ad un decennio di crescita, con un incremento del reddito procapite che raggiungerà valori simili a quelli attuali dell’Europa dell’Est.

Diverse sono le ragioni di una tale evoluzione. In primo luogo, la crescita dei Paesi asiatici, tra cui ovviamente Cina e lndia. La prolungata e dinamica crescita cinese presenta nuove sfide globali e imprime nuova linfa all’economia latinoamericana: l’incremento della domanda di materie prime e di energia contribuisce allo sviluppo dei Paesi che le  producono. Inoltre le operazioni cinesi non hanno delle ripercussioni solo sulle esportazioni ma anche sugli investimenti diretti, e le strategie di Pechino sono proprio orientate in tal senso. La Cina quindi trascina con sé il subcontinente e tutti i Paesi produttori di materie prime.

In secondo luogo, una maggiore stabilità e la gestione della politica macroeconomica. La ventata di populismo (elemento che ha da sempre caratterizzato la vita politica Latinoamericana) prima di destra e poi di sinistra che ha colpito l’America Latina prima negli anni Novanta e poi nel Duemila sembra (in parte) terminata. Certo, non tutti i Paesi sono esenti da questo onnipresente fenomeno socio-politico-culturale, ma l’esempio del Brasile di Lula e del Cile della Bachelet rappresenta senza dubbio un ottimo viatico per l’intero continente. I Governi di questi Paesi hanno pensato soprattutto ad attuare le riforme necessarie per uno sviluppo comune finalizzato ad un benessere condiviso.

In terzo luogo, il miglioramento delle condizioni sociali. Il problema della povertà non è assolutamente scomparso, tutt’altro, si tratta di un problema gravissimo difficile da estirpare. Ma il tasso di povertà si sta abbassando grazie alla crescita economica e all’adozione da parte di alcuni Governi (Brasile su tutti) di programmi sociali incentrati su educazione, sanità e prevenzione della povertà estrema. L’emergere di una classe media favorisce la crescita della domanda interna e presuppone un cambio della politica sociale ed economica dei Paesi in cui lo sviluppo si coniuga alla stabilità.

Inoltre, ulteriori misure quali una migliore politica fiscale e microeconomica migliorerebbero ancora le prospettive di crescita. L’America Latina affronta così un decennio che potrebbe definitivamente aprirle la strada verso lo sviluppo: certo le previsioni sono ancora lontane da quelle asiatiche, ma le condizioni strutturali ci sono. Il cammino non sarà semplice ma le fondamenta che hanno portato alla elezioni di Governi più democratici sono già state create.

 

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