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Esportare negli Stati Uniti: i prodotti Made in Italy di maggiore successo

Esportare negli Stati Uniti: i prodotti Made in Italy di maggiore successo

Esportare negli Stati Uniti si sta rivelando una opportunità sempre più interessante per molte aziende del nostro paese. 

Basti osservare il trend che ha caratterizzato l’export italiano verso gli USA negli ultimi anni. Dal 2013 al 2022 le esportazioni di beni e servizi hanno registrato una crescita del 66%.

I principali punti di forza di questa nazione, che la spingono ad essere uno dei maggiori mercati di destinazione per il nostro export, sono i seguenti:

  • Dimensioni del mercato: gli USA sono il terzo paese più esteso e il quarto più popolato al mondo, nonché la prima economia mondiale, con un PIL pari a 25.462.700 miliardi di dollari nel 2022;
  • Potere d’acquisto: con 73.398 dollari annui di reddito pro capite gli Stati Uniti riescono a garantire un sicuro mercato di sbocco ai prodotti italiani;
  • Competitività: gli Stati Uniti trovano nell’innovazione e nell’efficienza del mercato finanziario i principali punti di forza.

 

Vendere negli Stati Uniti

Vendere negli Stati Uniti, i settori merceologici di maggiore successo per l’export italiano

 

Secondo i dati Istat, l’Italia è il secondo paese europeo come volume di esportazioni negli Stati Uniti, collocandosi solo dopo la Germania. 

Le categorie merceologiche maggiormente esportate verso gli USA sono:

  • Macchinari e apparecchi n.c.a, che costituiscono quasi il 19% dell’export italiano negli USA
  • Mezzi di trasporto che ricoprono la quota del 17,2%
  • Articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici che rappresentano il 12,3%
  • Prodotti alimentari, bevande e tabacco (9,8%)
  • Prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori costituendo l’8,3%

 

Esportare negli USA è diventata, dunque, un’opportunità vincente soprattutto grazie a uno scambio proficuo in termini di domanda e offerta, favorito dal rafforzamento dei legami tra i due paesi. Le ragioni di questo successo sono motivate dalla qualità espressa dal marchio Made in Italy. Non stupisce affatto che la richiesta di prodotti alimentari provenienti dall’Italia è in aumento, così come quella dell’abbigliamento

Per quanto riguarda invece i settori più accattivanti in cui investire negli Stati Uniti, è doveroso citare:

  • Energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata (anche da fonti rinnovabili), in quanto si tratta di uno dei settori più avanzati al mondo. Inoltre, gli USA sono leader nella produzione e fornitura di energia;
  • Autoveicoli, rimorchi e semirimorchi, poiché il paese sta investendo in nuove tecnologie per raggiungere gli obiettivi di efficienza nel consumo di carburante prefissati per questo secolo. Da ciò ne conseguono molte opportunità per le aziende, in quanto cresce la richiesta di nuove tecnologie per i materiali e per i macchinari di produzione;
  • Altri mezzi di trasporto (navi e imbarcazioni, locomotive e materiale rotabile, aeromobili e veicoli spaziali, mezzi militari), settori per cui si prevede una crescita nei prossimi anni;
  • Macchinari e apparecchiature, poiché la pandemia COVID-19 ha minato le catene di approvvigionamento delle imprese americane. La sfida che devono affrontare ora è di renderle più resilienti senza indebolire la loro competitività.

 

Vendere prodotti alimentari negli Stati Uniti

Esportare alimenti negli USA, cosa devi sapere

 

I prodotti agroalimentari sono sempre più richiesti sul mercato statunitense. Tale dato è confermato dal fatto che nel primo trimestre del 2023 le esportazioni di questo settore hanno raggiunto i 3.2 miliardi di euro. Parliamo in particolare di formaggi, olio, vino, ma anche di cioccolata e pasta di grano duro. 

Il mercato americano dunque dimostra un apprezzamento spiccato per gli alimenti Made in Italy, nonostante la presenza di una normativa che può risultare complessa da affrontare,  soprattutto dopo l’adozione del Food Safety Modernization Act (FSMA). Questa legge, che dal 2016 disciplina la sicurezza alimentare nel paese, prevede un maggior controllo da parte della Food and Drug Administration (FDA), ovvero l’agenzia che regolamenta ogni aspetto della sicurezza in ambito food.

Ogni azienda italiana che desideri esportare alimenti in USA è tenuta quindi a preparare:

  • il piano HARPC (Hazard Analysis and Risk Based Preventive Controls) per analizzare ogni tipo di rischio legato alla produzione del prodotto;
  • il suddetto piano è volto ad integrare il piano HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points), già conosciuto dalle imprese italiane dato che è obbligatorio nell’Unione Europea.

Non tutti i prodotti alimentari sono sottoposti a tali obblighi: sono esclusi carni, latte e derivati, bevande alcoliche sopra i 7 gradi. Tali categorie sono disciplinate da un’altra giurisdizione. 

Oltre al piano HARPC, l’azienda che vuole vendere alimenti negli USA dovrà anche preparare il Food Safety Plan (FSP), che dovrà contenere tutta la documentazione inerente ai controlli preventivi previsti dal piano HARPC.

Rimangono poi obbligatori i tre passaggi principali da compiere, precedenti alla normativa introdotta nel 2016:

  • La registrazione presso la FDA (Food Facility Registration), obbligatoria per tutti gli stabilimenti che producono, trasformano, confezionano alimenti destinati al consumo negli USA;
  • La nomina dell’FDA Agent (o US Agent), ovvero quella figura residente negli Stati Uniti che deve essere nominata dall’azienda per collegare FDA e stabilimento in caso di comunicazioni urgenti;
  • L’invio della Prior Notice (“notifica anticipata”) ogni volta che viene effettuata una spedizione negli Stati Uniti. 

 

Esportare negli USA, le previsioni per il futuro

 

Pertanto, nei prossimi anni lo scambio commerciale tra Italia e Stati Uniti è destinato a crescere. Secondo il Rapporto Export 2023, saranno in particolare gli investimenti in transizione sostenibile a portare un incremento nei profitti del 4.6% nel corso del 2024.

Cresceranno comunque le opportunità per tutte quelle aziende che desiderano espandere il proprio business negli USA. Ciononostante, sarà necessario saper affrontare questo florido mercato dopo aver elaborato una strategia realmente efficace, per intraprendere con successo un percorso d’internazionalizzazione. 

Una strategia valida includerà l’analisi del mercato americano, l’analisi dei competitor, l’identificazione di fiere e la delineazione di un vero e proprio piano d’azione supportato da figure esperte come quella del temporary export manager.

Sono tanti i fattori da considerare per iniziare a vendere negli Stati Uniti in modo proficuo, e per evitare perdite di budget e di tempo è consigliato ricevere il supporto da parte di professionisti che conoscono bene questo mercato grazie alla grande esperienza maturata in loco.

Octagona, presente con due sedi nel paese (New York e Orlando), può dare in questo senso un aiuto decisivo alla tua attività commerciale, supportandola tramite l’intervento di esperti nell’internazionalizzazione. Per ottenere maggiori informazioni non esitare a contattarci. 

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