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Vietnam: un Paese a pronta reazione

Sebbene abbia segnalato il suo primo caso di COVID-19 il 23 gennaio 2020, il Vietnam ha riportato solo poco più di 300 casi e zero decessi nei quattro mesi successivi. Questo successo iniziale è attribuibile a diversi fattori chiave, tra cui un sistema sanitario pubblico ben sviluppato, un governo centrale forte e una strategia di contenimento proattiva basata su test completi, tracciatura e quarantena.

Per quanto riguarda la sua risposta all’epidemia di Coronavirus, il Vietnam è stato tra i primi Paesi a chiudere le frontiere e a fermare i voli internazionali. Ha anche investito nel tracciamento dei contagi, nei test per il virus, nella messa in quarantena dei casi sospetti e confermati e ha mobilitato efficacemente le agenzie statali arrivando in questo modo a revocare il blocco già il 22 Aprile.  

Sul piano economico il Vietnam se l’è cavata meglio di molte nazioni, ma non è stato completamente risparmiato. Nel 2020 la pandemia ha limitato i viaggi, bloccato la struttura manifatturiera e causato disoccupazione su larga scala a per colpa delle perdite significative subite dalle aziende in tutto il mondo. I dati mostrano che il Pil del Paese è cresciuto dell’1,81% nella prima metà dell’anno rispetto ad una proiezione pre-COVID del 6,8%. Questo dato, se paragonato a quello di tutti i Paesi ASEAN è particolarmente interessante: il Vietnam è quello che nell’area cresce maggiormente.

L’economia interna è cresciuta in agosto, ma ad un ritmo più lento rispetto a luglio e significativamente inferiore ai tassi registrati un anno fa. La produzione industriale (ANS) è cresciuta del 2,1% anno su anno in agosto, rispetto al 4,0% di luglio. Le esportazioni hanno continuato a registrare buoni risultati nonostante i venti contrari internazionali, mentre l’afflusso di IDE (Investimenti Diretti Esteri) ha subito un significativo rallentamento. La Banca Mondiale suggerisce poi di prestare attenzione agli investitori nazionali ed esteri, che potrebbero rimandare i loro piani nell’attuale contesto di incertezza, nonché alla risposta del Governo, che deve stimolare la ripresa nel breve termine e preservare la sostenibilità fiscale e del debito nel lungo termine.  

Nell’immediato futuro l’economia vietnamita non potrà fare pieno affidamento sui suoi tradizionali motori di crescita (consumi privati e domanda estera). Date le incertezze del contesto interno e internazionale, le famiglie, tradizionalmente avverse al rischio, con tutta probabilità limiteranno i loro piani di investimento e di consumo, mentre gli esportatori continueranno a soffrire per le restrizioni alla mobilità internazionale e per il calo del reddito globale. Il settore del turismo, ad esempio, rischia di perdere 20 milioni di viaggiatori stranieri nel solo 2020.  

Alessandro Fichera, Amministratore Unico di Octagona, ha parlato dell’attuale situazione vietnamita in un articolo per ISPI. Clicca qui per approfondire: “Vietnam: un Paese a pronta reazione“.  

 

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