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Strait of Hormuz closed: what really changes for Italian exports and where it hurts most

Strait of Hormuz closed: what really changes for Italian exports and where it hurts most

Summary

L’ipotesi di uno Strait of Hormuz closed, o anche solo fortemente limitato nella navigazione, rappresenta uno scenario con impatti immediati su energia, logistica e domanda internazionale. Non si tratta esclusivamente di un tema geopolitico: è un fattore sistemico che incide sui costi industriali, sulla stabilità delle filiere e sulla competitività dell’export italiano. 

Nel 2024 circa il 20% del petrolio mondiale e il 20% del commercio globale di GNL sono transitati attraverso Hormuz. L’Italia, che nel 2024 ha importato LNG per il 25% del proprio fabbisogno di gas, è indirettamente esposta a eventuali shock energetici. A ciò si aggiunge un’esposizione commerciale diretta verso l’area del Golfo (GCC), pari a oltre 18 miliardi di euro di export nel 2024. 

In this article we analyze what a scenario of Strait of Hormuz closed per le imprese esportatrici italiane: impatto energetico, conseguenze logistiche, settori più esposti e misure operative da adottare. 

 

Perché Hormuz è un “chokepoint” sistemico 

Lo Stretto di Hormuz non è semplicemente un passaggio marittimo strategico: è uno dei principali global energy hubs, a real chokepoint sistemico capace di influenzare in tempi rapidissimi l’equilibrio dei mercati internazionali. 

Geograficamente, si tratta di un corridoio largo poche decine di chilometri che collega il Golfo Persico al Golfo dell’Oman e quindi all’Oceano Indiano. Attraverso questo stretto transita una quota straordinariamente rilevante delle esportazioni energetiche dei Paesi produttori del Golfo: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Iraq e Iran. 

According to the U.S. Energy Information Administration (EIA), in 2024 transited through Hormuz approx. 20 million barrels per day of oil and oil derivatives, amounting to about 20% del consumo mondiale di petroleum liquids. Ancora più significativo è il dato relativo al gas naturale liquefatto (LNG): circa il 20% of Global LNG Trade. passes through this corridor, largely from Qatar, one of the world's leading exporters. 

Questo significa che lo Stretto di Hormuz è un nodo in cui si concentra una porzione critica dell’offerta energetica globale. Anche senza un blocco totale, è sufficiente un aumento del rischio percepito per innescare volatilità sui mercati energetici, con ricadute a cascata su inflazione, costi industriali e dinamiche commerciali internazionali. 

In a scenario of Strait of Hormuz closed or severely restricted, l’impatto non riguarderebbe quindi solo i Paesi del Golfo, ma l’intera architettura energetica e logistica globale, con conseguenze dirette e indirette anche sull’export italiano. 

 

 

Il primo impatto: shock energetico e perdita di competitività 

For l’export italiano, il primo effetto non sarebbe tanto il blocco immediato delle merci, quanto la reazione dei mercati energetici. Lo Stretto concentra circa il 20% del commercio globale di petrolio e LNG: anche un aumento del rischio percepito può generare forti oscillazioni dei prezzi. 

In 2024 about the 25% of gas imported into Italy. è arrivato sotto forma di LNG, con una quota significativa proveniente dal Qatar. In caso di tensioni sull’area, i prezzi reagiscono rapidamente: secondo Reuters (March 2, 2026), oil has seen rises as high as +13% and European gas as high as +46%, while the MAECI ha segnalato un +25% sul mercato del gas. Per le imprese esportatrici l’impatto si traduce in: 

  • Rising industrial costs, especially in energy-intensive sectors; 
  • compressione dei margini o perdita di competitività sui mercati internazionali.

 

In sintesi, il rischio principale non è solo logistico ma economico: un incremento dei costi energetici si riflette sull’intera catena del valore, influenzando prezzi, margini e capacità di competere all’estero. 

 

Il secondo impatto: instabilità logistica e aumento dei costi di trasporto 

Even without total closure, a scenario of Strait of Hormuz closed or high operational risk può generare un’immediata instabilità nella logistica marittima. È sufficiente che aumenti la percezione del rischio perché compagnie assicurative e operatori navali reagiscano con misure restrittive. 

Secondo quanto riportato da Reuters, in situazioni di tensione nell’area: 

  • insurance coverages war risk may be suspended or greatly increased in price; 
  • some companies temporarily suspend shipments; 
  • insurance premiums and maritime freight rates increase significantly. 

For Italian exporting firms, this translates into: 

  • less predictable lead times; 
  • Higher transportation and insurance costs; 
  • necessità di rinegoziare Incoterms e clausole contrattuali (force majeure, penali, variazioni di prezzo).

 

L’impatto, quindi, non è solo fisico ma contrattuale e finanziario: l’instabilità logistica incide sulla pianificazione commerciale, sulla gestione del capitale circolante e sull’affidabilità percepita nei confronti dei clienti esteri. 

 

L’impatto diretto: esposizione commerciale verso il Golfo 

Se lo shock energetico e logistico rappresenta un impatto indiretto, esiste anche un’esposizione più immediata: quella legata ai flussi di export italiano verso i Paesi del Golfo. Secondo i dati dell’Osservatorio Economico MAECI, nel 2024 l’export italiano verso l’area GCC ha superato i 18.5 billion, con oltre 16 miliardi già registrati nei primi dieci mesi del 2025. Una quota rilevante di questi flussi riguarda Paesi geograficamente interni al Golfo (come Qatar, Kuwait, Bahrain e Iraq) che dipendono direttamente dalla navigazione attraverso lo Stretto. In uno scenario di Strait of Hormuz closed or severely restricted, il rischio è duplice da un lato si verificherebbe un’interruzione o rallentamento delle consegne fisiche, dall’altro la sospensione o il rinvio di ordini e progetti, soprattutto nei settori industriali. 

Poiché l’export italiano nell’area è fortemente concentrato su machinery, plant engineering, metal components and aerospace, any delays or logistical blockages would affect high unit value contracts and supplies related to large infrastructure or industrial projects. 

In questo caso, l’impatto non sarebbe solo sui costi, ma direttamente sui volumi e sulla continuità commerciale, con effetti potenzialmente significativi per le imprese maggiormente esposte all’area del Golfo. 

 

Dove fa più male: settori più colpiti e Paesi più esposti

 

Country Main export sectors/products ITA Valore (mln €) % share of ITA exports in the country Livello di criticità in caso di “Stretto di Hormuz chiuso”
Saudi Arabia Machinery and equipment n.e.c. 1.979 34,4% Elevata: forte presenza di project cargo e forniture industriali; alta sensibilità a energia e noli
Pharma and chemical-medicinal 715 12,4%
Base metals and metal products 523 9,1%
Food, beverages and tobacco 425 7,4%
Means of transportation 397 6,9%
United Arab Emirates Jewelry / gemstones 1.285 15,2% Medium-high: regional logistics hub; high value transferable by air but vulnerable to maritime slowdowns
General purpose machines 632 7,5%
Other general-purpose machines 532 6,3%
Precious and nonferrous metals 493 5,8%
Clothing 423 5,0%
Qatar General purpose machines 482 27,4% Very high: Gulf interior country, high logistical/insurance risk
Other general-purpose machines 210 12,0%
Oman General purpose machines 97 22,7% Media: più opzioni logistiche ma comunque esposto a aumento costi e assicurazioni
Other general-purpose machines 72 16,8%
Motor vehicles 28 6,5%
Steel pipes/pipes 20 4,6%
Kuwait Aircraft and aerospace devices 902 51,1% Very high: strong focus on complex shipments and sensitive contracts
Steel pipes/pipes 117 6,6%
Bahrain Machinery and equipment n.e.c. 51 19,1% High: industrial mix + consumer goods; domestic market in the Gulf
Chemistry 42,6 16,0%
Means of transportation 32,1 12,0%
Textiles/clothing 23,3 8,7%
Food/beverages 21,8 8,2%
Iraq Other special-purpose machines 118 13,7% High: mechanics and components related to industrial projects
Other general-purpose machines 102 11,8%
General purpose machines 96 11,1%
Steel pipes/pipes 82 9,5%
Medicines 37 4,2%

 

Quando il costo dell’energia aumenta in modo brusco o si riduce la disponibilità di forniture, le imprese tendono a rallentare i programmi di investimento, rinviare progetti industriali e contenere la spesa in beni strumentali. 

Secondo un’analisi riportata da Reuters, Asia and Europe are among the most exposed areas a un’eventuale interruzione dei flussi di LNG via Hormuz, anche in ragione della limitata capacità di riserva disponibile sul mercato globale del gas liquefatto. In un contesto di offerta rigida, anche una perturbazione temporanea può generare tensioni prolungate sui prezzi. 

Per l’export italiano, ciò implica un possibile effetto indiretto sulla domanda di machinery, plant engineering and industrial components, non solo nei Paesi del Golfo ma anche lungo le filiere asiatiche ed europee energivore. In altre parole, l’impatto di una crisi su Hormuz può propagarsi oltre l’area geografica immediatamente coinvolta, incidendo sui mercati finali che assorbono una parte rilevante delle esportazioni italiane ad alto valore tecnologico. 

 

What enterprises need to do: operational check 

In a scenario of Strait of Hormuz closed or severely restricted, la reazione delle imprese esportatrici non può essere solo reattiva: deve essere strutturata e preventiva. Le priorità operative riguardano quattro ambiti chiave. 

  1. Contracting and Incoterms
    È necessario verificare con attenzione chi sostiene eventuali extra-costi legati a noli, premi assicurativi war risk, ritardi odemurrage. Vanno inoltre riesaminate le clausole di force majeure e le disposizioni su variazioni di prezzo, per evitare esposizioni non previste. 
  2. Logistica e continuità operativa
    Occorre predisporre piani alternativi dirouting, valutare la creazione di scorte presso hub regionali (quando economicamente sostenibile) e aggiornare gli indicatori di performance su lead time e service level, in modo da preservare l’affidabilità verso il cliente. 
  3. Prices and margins
    In presenza di volatilità energetica, è opportuno introdurre meccanismi di revisione prezzi o energysurcharge, soprattutto nei settori energivori, per proteggere la marginalità senza compromettere la competitività. 
  4. Credit risk and financial instruments
    La volatilità può riflettersi anche sulla solidità finanziaria delle controparti. È quindi essenziale monitorare il rischio cliente e, dove opportuno, rafforzare l’utilizzo di lettere di credito o garanzie bancarie.

In sintesi, la gestione del rischio non è solo logistica ma contrattuale, finanziaria e strategica: prepararsi in anticipo consente di limitare l’impatto e preservare continuità commerciale. 

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