Nel gennaio 2026 è stato finalmente siglato un accordo storico di libero scambio tra l’Unione Europea e l’India, un passo fondamentale per rafforzare i legami economici tra due delle economie più dinamiche del mondo. Questo accordo, che prevede la riduzione di dazi su miliardi di euro di merci, avrà un impatto significativo sul panorama commerciale globale e offrirà nuove opportunità alle PMI italiane desiderose di espandersi nel mercato indiano.
L’accordo di libero scambio firmato tra l’UE e l’India è uno dei più rilevanti degli ultimi anni, non solo per l’entità delle riduzioni tariffarie, ma anche per le implicazioni politiche e strategiche che comporta. Come riportato dalle fonti ufficiali, l’accordo prevede l’eliminazione dei dazi su circa il 90% delle merci scambiate tra i due blocchi. Alcuni dei settori coinvolti comprendono i industrial machinery, prodotti agricoli, superalcolici e wine. Tuttavia, il settore caseario rimane escluso, in quanto politicamente sensibile per il mercato indiano.
In particolare, la riduzione dei dazi dovrebbe portare ad una decisa semplificazione delle barriere commerciali tra i due Paesi, stimolando una maggiore competitività e una più rapida circolazione delle merci. Si prevede che, nei prossimi anni, l’India diventerà uno dei main business partners dell’Unione Europea, aumentando il volume delle esportazioni europee e facendo crescere gli scambi in numerosi settori, tra cui la manifattura, i consumer goods and the advanced technologies.

L’India è un mercato ad alto potenziale, che negli ultimi anni ha visto una crescita significativa, con un tasso di crescita del PIL che supera il 7% annuale. L’accordo di libero scambio apre nuove opportunità per le PMI italiane in diversi settori, in particolare quelli nei quali il Made in Italy è sinonimo di qualità e innovazione. Questi settori includono:
Agroalimentare e vino: L’India, con una classe media in forte espansione, sta vedendo un incremento nella domanda di prodotti alimentari di alta qualità. L’abbassamento dei dazi doganali renderà più competitivi i prodotti italiani nel settore agroalimentare, in particolare nel comparto del vino e dei superalcolici. Secondo le stime, l’export italiano di vino in India potrebbe crescere del 15-20% nei prossimi 5 anni, grazie alla riduzione dei dazi e all’aumento della domanda di prodotti premium.
Tecnologia e macchinari: L’India ha una forte domanda di macchinari industriali, automazione e tecnologie avanzate. Le PMI italiane operanti nel settore automotive, macchinari per la produzione industriale e tecnologie green sono ben posizionate per cogliere le opportunità derivanti dall’accordo. L’India, infatti, è il terzo mercato mondiale per i veicoli a motore e un mercato chiave per le tecnologie legate all’efficienza energetica e alla mobilità sostenibile.
Difesa e sicurezza: L’India è il principale importatore mondiale di armi e sta cercando di diversificare i propri fornitori, allontanandosi progressivamente dalla Russia. Le PMI italiane operanti nel settore della difesa e della sicurezza potrebbero beneficiare di opportunità di collaborazione e trasferimento tecnologico, attraverso contratti che prevedono la produzione locale in India e il trasferimento di know-how.
Settore IT e mobilità internazionale: L’accordo prevede anche misure per semplificare la mobilità di lavoratori qualificati e studenti, favorendo scambi professionali e formativi tra i due Paesi. Questo aspetto offre grandi opportunità alle PMI italiane del settore tecnologico, digitale e formativo, che potrebbero beneficiare di un rafforzamento dei legami professionali e di una maggiore apertura per la cooperazione internazionale.
Nonostante le opportunità, l’accordo presenta alcune criticità che le PMI italiane devono tenere in considerazione:
Complessità normativa e protezionismo: Sebbene l’accordo riduca molte barriere tariffarie, restano barriere non tariffarie, as restrizioni normative, certificazioni sanitarie e autorizzazioni doganali, che potrebbero richiedere un lungo processo di adattamento. Le PMI italiane dovranno navigare in un panorama normativo complesso, soprattutto nei settori sensibili come l’agroalimentare e la salute.
Settore caseario e altre esclusioni: Il fatto che il settore caseario non sia stato incluso nell’accordo rappresenta una limitazione importante per alcune PMI italiane, in particolare per quelle che esportano formaggi e latte. Le politiche protezionistiche indiane in questo settore potrebbero continuare a rappresentare una sfida, richiedendo soluzioni alternative per l’accesso al mercato.
Concorrenza con altri Paesi emergenti: Nonostante l’accordo UE-India sia un passo positivo per le PMI italiane, la concorrenza di altri Paesi, come la China e gli Stati Uniti, rimarrà alta. L’India è un mercato competitivo, e le aziende italiane dovranno differenziarsi puntando su qualità, innovazione e sostenibilità per affermarsi.
Sfide politiche interne in India: La situazione politica in India può essere influenzata da cambiamenti nelle politiche interne, come le riforme agricole e la gestione della forza lavoro qualificata, fattori che potrebbero alterare la velocità e l’efficacia dell’attuazione dell’accordo.
L’accordo di libero scambio tra UE e India è una pietra miliare nelle relazioni commerciali internazionali che porterà enormi vantaggi per le PMI italiane in vari settori. Tuttavia, per sfruttare appieno le opportunità offerte, le aziende italiane devono prepararsi adeguatamente, considerando non solo gli aspetti commerciali, ma anche le sfide normative e politiche.
Affidarsi a consulenti esperti nell’internazionalizzazione permette di affrontare con maggiore sicurezza le complicazioni burocratiche, di ottimizzare le entry strategies nei mercati emergenti e di sviluppare approcci personalizzati per ogni settore, massimizzando il ritorno sull’investimento e minimizzando i rischi operativi. Con l’esperienza giusta, le PMI italiane possono trasformare l’accordo UE-India in una vera e propria leva strategica per la crescita internazionale.
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