Nel gennaio 2026 si è compiuta una svolta storica nei rapporti commerciali tra l’Europa e l’America Latina: Unione Europea e il Mercosur hanno formalmente firmato un Accordo di Associazione commerciale dopo oltre 25 anni di negoziati durante una cerimonia ufficiale ad Asunción, in Paraguay.
L’intesa negoziata tra i due blocchi, che coinvolge oltre 720 milioni di consumatori e un PIL stimato in oltre 22.000 miliardi di dollari (circa il 25% del PIL globale), è concepita come una delle zone di libero scambio più estese al mondo ed è destinata, una volta ratificata, a ridisegnare profondamente le relazioni economiche tra UE e Sud America.
Per le PMI italiane, comprendere le caratteristiche e le dinamiche di questo accordo è cruciale per definire strategie di internazionalizzazione competitive, sostenibili e coerenti con le evoluzioni normative e geopolitiche globali.
Secondo le informazioni ufficiali della Commissione Europea e analisi esterne, il testo dell’accordo prevede una serie di disposizioni strutturali tra cui:
Oltre agli aspetti puramente tariffari, l’accordo affronta discipline complesse come proprietà intellettuale, norme sanitarie e fitosanitarie, appalti pubblici internazionali e investimenti transfrontalieri, rendendolo non solo un trattato commerciale ma un vero e proprio framework di cooperazione economica integrata.
Nonostante sia stato firmato, l’accordo non è entrato in vigore. Per diventare operativo è necessario:
È inoltre prevista la possibilità di un’applicazione provvisoria di alcune sezioni dell’accordo, soprattutto quelle riguardanti la cooperazione commerciale e i servizi, prima della ratifica completa, così da attivare immediatamente alcune dinamiche commerciali senza attendere la conclusione di tutti gli iter parlamentari.
L’accordo UE–Mercosur, se ratificato, potrà generare opportunità significative per le PMI italiane in diversi ambiti:
1. Riduzione dei costi di accesso a mercati ad alto potenziale
La progressiva eliminazione dei dazi — che oggi possono superare il 35% per l’automotive e macchinari o il 28% per i prodotti lattiero-caseari — ridurrà sensibilmente il costo del commercio con le economie del Mercosur. Questo è particolarmente rilevante per settori industriali come meccanica, automotive, chimica, tecnologia e macchinari specializzati, aree in cui il Made in Italy gode di un vantaggio competitivo riconosciuto.
2. Accesso ampliato a mercati in crescita
L’area Mercosur presenta una popolazione combinata superiore ai 700 milioni di consumatori ed è orientata a diversificare le proprie relazioni commerciali per ridurre la dipendenza da mercati come Stati Uniti e Cina. Per le PMI italiane l’accordo può tradursi in:
Accanto alle opportunità, l’Accordo UE–Mercosur presenta anche elementi di rischio che le PMI devono valutare con attenzione:
Per le imprese italiane, ciò significa che l’accesso ai mercati Mercosur non può essere improvvisato, ma deve essere inserito in una strategia di internazionalizzazione solida, supportata da analisi di mercato, valutazioni regolatorie e un’attenta selezione dei modelli di ingresso (export diretto, partnership locali, presenza commerciale o produttiva).
L’Accordo UE–Mercosur rappresenta un’importante riprogettazione geopolitica del commercio globale. Per le PMI italiane è potenzialmente un volano per l’export e per l’espansione in mercati di ampio respiro; tuttavia, la complessità istituzionale e la natura pluriennale della sua entrata in vigore richiedono un approccio pianificato e basato su solide competenze.
Affidarsi a un partner di consulenza specializzato nell’internazionalizzazione — con conoscenza approfondita dei meccanismi degli accordi commerciali multilaterali e delle dinamiche normative internazionali — è oggi più che mai determinante. Solo attraverso un accompagnamento strategico e operativo basato su analisi di rischio, scenario e compliance normativa, le PMI italiane potranno trasformare l’accordo UE–Mercosur da potenziale in vantaggio competitivo reale.
L’accordo UE–Mercosur, firmato ad Asunción in Paraguay dopo oltre 25 anni di negoziati, prevede l’eliminazione progressiva dei dazi su oltre il 90% delle merci in 10–15 anni. Include anche riduzione delle barriere non tariffarie, cooperazione su servizi e investimenti, tutele ambientali e clausole di salvaguardia per i settori più vulnerabili.
No, l’accordo UE–Mercosur firmato nel gennaio 2026 non è ancora in vigore. Servono l’approvazione del Parlamento Europeo, la ratifica dei parlamenti dei 27 Stati membri e quella di Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. È però prevista un’applicazione provvisoria di alcune sezioni, in particolare cooperazione commerciale e servizi, prima della ratifica completa.
I settori più favoriti sono meccanica, automotive, chimica, tecnologia e macchinari specializzati, dove il Made in Italy ha un vantaggio competitivo riconosciuto. Oggi i dazi possono superare il 35% per automotive e macchinari e il 28% per i lattiero-caseari: la loro graduale eliminazione ridurrà sensibilmente i costi di accesso ai mercati Mercosur.
Il Mercosur, insieme all’UE, coinvolge oltre 720 milioni di consumatori e un PIL stimato superiore a 22.000 miliardi di dollari, circa il 25% di quello globale. L’area vuole diversificare i partner commerciali riducendo la dipendenza da Stati Uniti e Cina, aprendo spazi per prodotti industriali di alta gamma, servizi professionali, digitali e logistici.
I rischi principali sono tre: l’opposizione politica e agricola, con proteste in Francia, Grecia e Polonia per la concorrenza su prezzi e standard; i dubbi sull’efficacia dei controlli ambientali nei Paesi Mercosur; e un impatto macroeconomico moderato nei primi anni dall’entrata in vigore, con benefici che emergono gradualmente.
Una PMI italiana deve inserire l’ingresso nel Mercosur in una strategia di internazionalizzazione strutturata, basata su analisi di mercato, valutazioni regolatorie e analisi di rischio. Va scelto con attenzione il modello di ingresso: export diretto, partnership locali, presenza commerciale o produttiva. Un partner di consulenza specializzato aiuta a gestire compliance e complessità normativa.
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