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Made in Italy exports: the most attractive countries for 2026

Made in Italy exports: the most attractive countries for 2026

Summary 

L’export italiano cresce costantemente: nei primi sei mesi del 2025 ha raggiunto 322,6 miliardi di euro (+2,1% sul 2024), con performance eccezionali in farmaceutica (+38,8%) e agroalimentare (+5,8%). Il 2026 sarà un anno di consolidamento strategico per le PMI italiane, che dovranno bilanciare rischi geopolitici e opportunità in mercati chiave. L’articolo analizza il sorpasso storico sul Giappone nel Q3 2025 e il posizionamento dell’Italia come nona economia esportatrice mondiale. I mercati prioritari per il 2026 sono Stati Uniti, India, Vietnam, Sud-est asiatico e Asia orientale, con focus su farmaceutica, agroalimentare, automazione industriale e tecnologie verdi. 

Il Made in Italy si è evoluto: l’Italia compete ai vertici mondiali in settori ad alto valore aggiunto, come la farmaceutica, la meccanica di precisione e le tecnologie per la transizione energetica. Nel terzo trimestre del 2025, l’Italia ha realizzato un +4,5% nelle esportazioni, superando il Giappone. Un risultato storico, con una quota extra-UE oltre il 55% del totale. 

Export Made in Italy: il contesto 2025 

The numbers for the first half of 2025 

Comprendere il contesto attuale dell’export italiano è fondamentale per calibrare le strategie di espansione internazionale. Nei primi sei mesi del 2025, le esportazioni italiane hanno raggiunto 322,6 miliardi di euro, in 2.1% growth rispetto allo stesso periodo del 2024, secondo il bollettino “Mercati in tempo reale” dell’Agenzia ICE. Il saldo commerciale si è mantenuto ampiamente positivo a 22,8 miliardi di euro, nonostante una crescita delle importazioni (+4,6%) trainata dall’aumento dei prezzi energetici e dei beni intermedi. 

Sector composition: pharmaceuticals and agribusiness leading the way 

La dinamica più significativa riguarda la composizione settoriale dell’export. La farmaceutica si è confermata il motore principale con un incremento del 38,8%, contribuendo per oltre 3 punti percentuali alla crescita complessiva, grazie all’espansione in mercati chiave come Spagna, Regno Unito e Stati Uniti. L’agroalimentare ha registrato un +5,8%, consolidando la sua crescita in Europa e Nord America e puntando a superare per la prima volta i 70 miliardi di euro di export nel 2025. Anche metallurgia (+3,4%) e mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli hanno mostrato performance positive, compensando le difficoltà di macchinari, tessile e automotive. 

Geographic diversification: lights and shadows 

Sul piano geografico, la diversificazione è evidente: Svizzera (+13,4%), Spagna (+11,8%) e Regno Unito (+8,2%) hanno trainato la crescita, mentre si sono registrati cali verso Turchia (-18,2%), Russia (-17,3%) e Cina (-11,7%), segnale di un quadro internazionale complesso che richiede capacità di adattamento e presidio selettivo dei mercati. Il 2024 aveva già segnato un record con 305,3 miliardi di euro di esportazioni verso paesi extra-UE (+1,16% rispetto al 2023), il valore più alto degli ultimi dieci anni. 

Questi dati indicano che l’export italiano non attraversa una fase di rimbalzo occasionale, bensì una maturazione stabile e sostenuta, con un sistema produttivo diversificato e resiliente che ha saputo integrare qualità, innovazione e capacità di penetrazione nei mercati globali.

Export 2025

 

La performance dell’export italiano: un sorpasso storico 

Overtaking Japan in Q3 2025 

Il 2025 ha segnato un punto di svolta per l’Italia nel panorama dell’export mondiale. Nel terzo trimestre, l’Italia ha superato il Giappone nelle esportazioni trimestrali, come certificato dal rapporto OCSE, con un +4,5% che rappresenta una delle performance più robuste tra le economie del G20. Non si tratta di un dato isolato: è il risultato di anni di consolidamento industriale, modernizzazione delle PMI e capacità di posizionarsi in segmenti a maggior valore aggiunto. 

Il Made in Italy oltre i settori tradizionali 

L’Italia si conferma oggi come nono esportatore mondiale per valore, con un paniere di prodotti che va ben oltre i settori tradizionali. Il Made in Italy contemporaneo significa farmaceutica, automazione industriale, meccanica di precisione, beni intermedi, tecnologie per la transizione energetica, oltre ai classici settori del lusso, moda e agroalimentare. Questa diversificazione settoriale rende il sistema export italiano più resiliente ai cambiamenti della domanda globale e consente di competere efficacemente con economie tradizionalmente dominanti come Germania, Francia e Giappone. 

The strength of non-EU markets 

La quota di export verso mercati extra-UE ha superato il 55% del totale, confermando la capacità delle imprese italiane di penetrare mercati ad alto valore aggiunto e ridurre l’esposizione a crisi regionali. Gli Stati Uniti rimangono il principale partner commerciale, seguiti da Germania, Francia, Cina e paesi del Medio Oriente. La vera forza dell’export italiano risiede però nella capacità di presidiare al contempo mercati maturi e emergenti, con strategie differenziate e un approccio di lungo periodo. 

Il confronto con il Giappone – confermato dai dati OCSE per il Q3 2025 – non è solo simbolico: dimostra che l’Italia ha gli strumenti, le competenze e il posizionamento industriale per consolidare un ruolo di leadership globale nel commercio internazionale. 

Le opportunità strategiche per l’export Made in Italy nel 2026 

In the face of a complex geopolitical environment, there are markets that offer Italian SMEs real prospects for expansion, supported by sound economic fundamentals and growing demand dynamics. Four geographic areas emerge with particular prominence for 2026. 

United States 

La solidità del mercato americano 

Despite the uncertainties related to the tariff policies, il mercato americano rimane un punto di riferimento strategico per l’export italiano, sostenuto da una crescita economica costante e da una domanda sofisticata. I numeri confermano la solidità di questo trend: nei primi nove mesi del 2025, l’export italiano verso gli Stati Uniti è cresciuto del 6,9% rispetto allo stesso periodo del 2024, proprio mentre il dibattito sui dazi si intensificava. 

Sectors of excellence for Italian SMEs 

Italian SMEs find room for growth precisely in sectors where manufacturing excellence, distinctive design and technological innovation are decisive factors: 

  • Luxury goods: fashion, accessories, design 
  • Industrial automation: robotics and mechatronics 
  • Precision components: high value-added supplies 
  • Technologies for the energy transition: solar, energy efficiency 
  • Pharmaceutics: active ingredients and finished products 
  • Premium agribusiness: PDO, PGI and organic products 

La spinta verso tecnologie verdi e mobilità sostenibile sta creando opportunità anche per fornitori specializzati che in passato faticavano a entrare nel mercato statunitense. 

Oltre le barriere tariffarie: valore e conformità 

Quando il valore aggiunto è evidente e i prodotti rispondono a esigenze specifiche del mercato, le barriere tariffarie pesano meno della capacità di costruire relazioni commerciali solide e di rispettare standard normativi rigorosi. Le PMI che presidiano i canali distributivi giusti e investono in conformità normativa continueranno a registrare performance positive anche nel 2026 e oltre. 

India 

The growing Asian giant 

With more than 1.4 billion inhabitants and consolidated economic growth around 7% annually, l’India rappresenta una delle opportunità più significative per le PMI italiane nel medio-lungo periodo. Goldman Sachs prevede che l’India diventerà la seconda economia mondiale entro il 2075, mentre Martin Wolf del Financial Times stima che il suo potere d’acquisto supererà quello degli Stati Uniti del 30% già entro il 2050. 

High-potential sectors 

Sectors with the greatest potential for Italian SMEs in India include: 

  • Industrial automation: solutions for Industry 4.0 
  • Alimentare di qualità: premium and organic products 
  • Luxury goods: fashion, jewelry, design 
  • Pharmaceutics: generici e specialità medicinali 
  • Digital technologies: IoT software and solutions 

 

Modi reforms and the growth of the middle class 

The reforms initiated by the Modi government – dal programma “Make in India” agli incentivi per la digitalizzazione e la manifattura locale – hanno ridotto alcune barriere all’ingresso per gli investitori esteri, anche se permangono complessità burocratiche che richiedono un approccio strutturato e paziente. 

La crescita della classe media indiana – sempre più numerosa, urbanizzata e connessa – sta alimentando una domanda sofisticata che riconosce e ricerca prodotti occidentali di fascia alta, dove qualità e autenticità fanno la differenza.  

 Per le PMI italiane, l’India richiede investimenti iniziali significativi, capacità di adattamento culturale e visione di lungo termine. Un aspetto cruciale da considerare è la certificazione BIS (Bureau of Indian Standards), obbligatoria per numerose categorie di prodotti – dall’elettronica ai materiali da costruzione, dai prodotti chimici agli articoli per la sicurezza. Ottenere la certificazione BIS può richiedere dai 3 ai 6 mesi e comporta dei costi, ma rappresenta un passaggio indispensabile per accedere legalmente al mercato indiano e costruire credibilità presso distributori e clienti locali. Il processo prevede test di laboratorio presso strutture accreditate BIS, ispezioni delle unità produttive e un rinnovo annuale della licenza. Le PMI italiane che pianificano l’ingresso in India devono quindi considerare la certificazione BIS come un investimento strategico di medio periodo, non come un semplice adempimento burocratico: avere prodotti certificati BIS aumenta la fiducia dei partner commerciali indiani e facilita l’accesso a gare pubbliche e appalti governativi. Chi è disposto a costruire con questa prospettiva troverà margini e opportunità di sviluppo difficilmente replicabili in mercati più maturi. 

Vietnam and Southeast Asia 

Vietnam as an alternative to China 

The Vietnam ha consolidato negli ultimi anni il proprio ruolo di alternativa manifatturiera alla Cina, con tassi di crescita superiori al 6% annuo e politiche favorevoli agli investimenti esteri. Per le PMI italiane specializzate in macchinari industriali, automazione, componentistica e beni di consumo, il mercato vietnamita offre opportunità sia sul fronte export che su eventuali insediamenti produttivi. 

L’espansione della classe media nel Sud-est asiatico 

L’urbanizzazione accelerata e l’espansione della classe media stanno modificando i consumi in tutto il Sud-est asiatico. Prodotti alimentari premium, beni di lusso accessibili, farmaceutica e tecnologie consumer trovano una domanda in rapida espansione in paesi come: 

  • Thailand: premium food, pharmaceutical, automotive 
  • Indonesia: consumer goods, consumer technologies 
  • Philippines: pharmaceutical, agribusiness, digital technologies 

These are markets still relatively unmanned by Italian SMEs, where there are concrete spaces for those who arrive with clear value propositions and well-constructed distribution networks. 

L’accordo EVFTA e le opportunità commerciali 

L’Accordo di Libero Scambio tra UE e Vietnam (EVFTA), attivo dal 2020, ha ridotto significativamente i dazi doganali e semplificato il commercio in settori chiave, contribuendo a rendere il Vietnam il principale esportatore dell’ASEAN verso l’UE. Questo ha migliorato il clima degli investimenti e aperto i mercati dei servizi, creando un ambiente favorevole per le imprese italiane che vogliono espandersi in questa area geografica. 

East Asia 

Cina: oltre il rallentamento, il luxury cresce 

China, Japan, South Korea e Taiwan rappresentano mercati maturi ma ancora ricchi di potenziale per segmenti specifici. In Cina, nonostante il rallentamento della crescita complessiva e il calo registrato dall’export italiano nei primi mesi del 2025 (-11,7%), i consumi di beni di lusso continuano a crescere a doppia cifra, trainati dalla classe media urbana sempre più numerosa e sofisticata. Le opportunità si concentrano su: 

  • Pharmaceutics: principi attivi e specialità 
  • Premium agribusiness: PDO, PGI, organic 
  • Industrial automation: Industry 4.0 solutions 
  • Tecnologie per la sostenibilità: energy efficiency, renewables 

 

Japan and South Korea: demanding high-value markets 

Il Giappone e la Corea del Sud offrono opportunità in settori ad alto contenuto tecnologico: 

  • Advanced automation: collaborative robotics 
  • Soluzioni per l’efficienza energetica: smart building, renewables 
  • Precision components: automotive, electronics 
  • Pharmaceutics: biologicals and biosimilars 
  • Innovative consumer goods: food-tech, design 

Si tratta di mercati esigenti, dove gli standard qualitativi sono elevatissimi, ma che riconoscono e premiano l’eccellenza italiana quando questa si presenta con continuità e affidabilità nelle forniture. 

L’approccio vincente in Asia orientale 

L’approccio vincente in Asia orientale passa dalla costruzione di relazioni di lungo periodo, dall’adattamento dei prodotti alle preferenze locali senza tradire l’identità del marchio, e dalla presenza fisica sul territorio attraverso uffici di rappresentanza o partnership distributive solide. 

Export Made in Italy 2025

 

Strategie operative per l’export Made in Italy nel 2026: dal dato all’azione 

Sfruttare le opportunità identificate richiede un approccio strutturato e non episodico, che trasformi le analisi in azioni concrete. 

1. Presiding over the leading sectors

Farmaceutica, agroalimentare, automazione industriale e tecnologie per la transizione energetica sono i pilastri della crescita dell’export italiano. Le PMI devono investire in innovazione, certificazioni internazionali e capacità di rispondere a standard normativi sempre più stringenti. In particolare, la farmaceutica italiana ha dimostrato nel 2025 di poter competere ai massimi livelli globali: consolidare questo vantaggio richiede investimenti in R&D e partnership con centri di ricerca internazionali.

2. Diversify geographically beyond traditional markets

Sebbene USA, Germania e Francia restino centrali, i mercati emergenti – India, Vietnam, Sud-est asiatico – offrono tassi di crescita molto superiori e spazi di mercato ancora poco presidiati. Le PMI devono mappare i cluster industriali più rilevanti per il proprio settore e costruire strategie di ingresso differenziate, che tengano conto delle specificità culturali, normative e distributive di ciascun paese.

3. Building strong local partnerships

L’export non è più solo una questione di vendita di prodotti, ma di costruzione di relazioni durature. Identificare partner con competenze settoriali specifiche, capacità di assistenza post-vendita e una rete consolidata è fondamentale, soprattutto in mercati complessi come India e Cina. La presenza fisica, anche attraverso uffici di rappresentanza o temporary export management, accelera significativamente il time-to-market.

4. Investire in conformità normativa e certificazioni

Ogni mercato ha standard specifici (FDA negli USA, BIS in India, CSA in Canada, certificazioni specifiche per il Sud-est asiatico). Le PMI devono essere proattive nel mappare i requisiti normativi e ottenere le certificazioni necessarie prima di entrare nel mercato, trasformando la conformità da barriera in vantaggio competitivo.

5. Taking advantage of free trade agreements

L’EVFTA con il Vietnam e altri accordi bilaterali riducono significativamente i dazi e facilitano l’accesso agli appalti pubblici. Le PMI devono conoscere e sfruttare sistematicamente questi strumenti, mappando i vantaggi specifici per il proprio settore e costruendo strategie commerciali che li valorizzino.

6. Adattare prodotto e comunicazione senza perdere identità

I consumatori e le imprese internazionali hanno aspettative diverse rispetto a quelli europei. I prodotti devono rispettare le certificazioni locali, le etichettature devono essere conformi (spesso bilingue o multilingue), e i materiali di marketing devono comunicare valore, sostenibilità e affidabilità nel lungo periodo, adattandosi alle preferenze culturali senza tradire l’autenticità del Made in Italy.

7. Monitorare l’evoluzione geopolitica e normativa

Il contesto internazionale è in continua evoluzione, con tensioni commerciali, politiche tariffarie mutevoli e nuove normative in materia di sostenibilità ambientale. Le PMI devono dotarsi di strumenti di intelligence commerciale e monitoraggio continuo per anticipare i cambiamenti e trasformarli in opportunità anziché in minacce. 

Il Made in Italy nel nuovo ordine economico globale 

The consolidation of Italian leadership 

Come i dati ci illustrano, l’Italia ha consolidato un posizionamento di rilievo nel commercio globale nel biennio 2024-2025. Il sorpasso sul Giappone nel Q3 2025, certificato dall’OCSE, conferma un processo di evoluzione industriale che ha portato il Paese a diventare il nono esportatore mondiale, con oltre il 55% delle vendite dirette verso mercati extra-UE. 

Agribusiness towards new records 

Il settore agroalimentare vive una fase particolarmente positiva: l’export potrebbe superare i 70 miliardi di euro nel 2025, trainato dall’Unione Europea (+9%) e da performance significative in Polonia (+17,3%), Romania (+11,1%) e Spagna (+14,5%). La sfida per il 2026 sarà rafforzare la presenza extra-UE, cresciuta del 4% nel 2025 nonostante i cali in Stati Uniti, Russia e Giappone. 

L’export Made in Italy come pilastro geoeconomico 

Il Made in Italy si sta trasformando da marchio di tradizione a pilastro della geoeconomia globale. Per le PMI italiane si apre una finestra di opportunità storica: i mercati strategici – Stati Uniti, India, Vietnam, Sud-est asiatico, Asia orientale – offrono margini di crescita straordinari per chi investe in relazioni di lungo periodo e presidio continuativo. L’export Made in Italy nel 2026 sarà caratterizzato dalla capacità di bilanciare innovazione tecnologica e tradizione manifatturiera, presidiando contemporaneamente mercati maturi e emergenti con strategie differenziate ma coerenti con l’identità del brand Italia. 

Il 2026 sarà un anno cruciale per consolidare questa leadership: le imprese italiane che sapranno cogliere le opportunità nei mercati strategici, investendo in relazioni di lungo periodo e presidio continuativo, potranno trasformare le sfide globali in vantaggi competitivi duraturi. 

 

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