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Intervista a Tomaso Andreatta

Intervista a Tomaso Andreatta

TLDR
  • Il Vietnam è il principale destinatario di investimenti produttivi in ASEAN e cresce da oltre 20 anni a ritmi annuali superiori al 6%.
  • Nel 2020, anno del Covid, il PIL vietnamita è cresciuto quasi del 3% e per l’anno successivo è atteso un rimbalzo oltre il 6%.
  • Nei primi sei mesi di EVFTA sono stati emessi quasi 65.000 certificati d’origine e le esportazioni vietnamite verso l’Europa sono aumentate.
  • I settori più promettenti per l’export italiano sono agro-alimentare, packaging, macchine e materiali da costruzione, farmaceutica, cura della persona, oreficeria e sostenibilità ambientale.
  • Per vendere in Asia serve una presenza locale stabile, con organizzazione di vendita e post-vendita, e il Vietnam può diventare piattaforma verso ASEAN, Giappone, Cina e Corea del Sud.

Perché il Vietnam è la destinazione ideale per le esportazioni italiane? Quanto è cambiato il Paese, e quanto uscirà rafforzato dalla pandemia rispetto alle altre nazioni dell’area ASEAN? Octagona ha posto queste domande a chi in Vietnam ci vive da più di 12 anni: Tomaso Andreatta, Indochina Chief Representative di Banca Intesa Sanpaolo, che con la sua esperienza diretta ha offerto spunti e dati molto interessanti sulle opportunità di business in Vietnam.

Nato a Milano, Andreatta ha frequentato la UWC of the Atlantic nel Regno Unito, l’Università di Bologna (Laurea con lode in Pure Economics) e la UCLA (MBA in Finanza e Strategia). Dal 1985 al 1998 ha lavorato sulla progettazione di prodotti derivati e nel debito mercati dei capitali con varie banche d’investimento, poi con istituzioni finanziarie M&A in Europa, Argentina e Hong Kong. Dal 2008 è entrato in Intesa Sanpaolo; inoltre è stato il presidente fondatore della Icham, la Camera di Commercio Italiana in Vietnam; infine, dal 2013 è vicepresidente di EuroCham ed è diventato co-presidente di VBF nel 2018.

Grazie a questa grande esperienza, Tomaso Andreatta ci ha dunque offerto una visione complessiva sugli importanti sviluppi che il Vietnam sta sperimentando negli ultimi anni, sui rapporti con gli altri Stati e sulle maggiori opportunità per l’export italiano: riportiamo di seguito, in esclusiva, l’intervista integrale.

Dott. Andreatta, lei che vive in Vietnam da molti anni, quali crede siano stati i maggiori cambiamenti del Paese?

Sono qui dal 2008 e i cambiamenti in parte si vedono a occhio: l’orizzonte di Ho Chi Minh City, la capitale economica del Paese, è cambiato da orizzontale a verticale; le strade sono state allargate e arricchite di sovrappassi per far spazio alle auto che sempre più sostituiscono le motociclette; da un solo ponte sul fiume Saigon, ora ce ne sono quattro in vista dalla mia finestra. Al tempo stesso il Paese ha cambiato livello: è diventato il principale recettore degli investimenti produttivi in ASEAN, ha più che raddoppiato il PIL e ancor di più il commercio estero, è accettato come Paese leader e buon “cittadino del mondo”, come ha dimostrato gestendo il seggio nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU e la presidenza ASEAN. Dopo la crisi finanziaria del 2008 ha ristrutturato l’economia, che comunque da oltre 20 anni continua a crescere a ritmi annuali superiori al 6%. Persino nel 2020, anno del Covid, il PIL è cresciuto quasi al 3% e ci si aspetta che rimbalzi oltre il 6% quest’anno.
Tutto questo mantenendo stabilità nell’economia e nella società.

Come definirebbe i rapporti del Vietnam con gli altri Stati dell’area ASEAN?

Il Vietnam è passato da essere un Paese “giovane” nel trattato a uno dei leader economici e politici. È sempre più coinvolto in proposte positive per lo sviluppo dell’area economica ed è diventato il principale attrattore di FDI (Foreign Direct Investments, Investimenti Diretti all’Estero, ndr) dell’area. La convinzione multilateralista del Vietnam ha improntato molte delle sue politiche verso i partner dell’ASEAN e sono la chiave della gestione dei problemi complessi come quello delle acque territoriali nel Mar Cinese Meridionale. I rapporti con i vicini indocinesi, tradizionalmente ottimi siccome negli anni ‘80 il Vietnam ha messo al potere le élite che ancora oggi gestiscono Laos e Cambogia, soffrono perché il Vietnam non riesce a bilanciare le risorse che la Cina investe nell’area, rendendosi un partner sempre più privilegiato.

Quest’anno è entrato in vigore il Trattato di Libero Scambio tra Vietnam e Unione Europea, EVFTA. Come crede che questo Trattato possa influire e quali sono i settori dove le aziende Italiane hanno maggiori opportunità in termini di export verso il Vietnam?

In questo primo periodo v’è stato un calo delle esportazioni europee in Vietnam, in particolare nel settore dei macchinari industriali, a causa delle difficoltà logistiche e per la ridotta propensione agli investimenti durante la crisi che ha influenzato anche le aziende vietnamite. Ci aspettiamo un forte rimbalzo dopo la fine dell’emergenza, a patto che le nostre aziende facciano uno sforzo commerciale extra: in Asia non si vende da lontano o con un viaggio di pochi giorni e si deve essere presenti in loco con un’organizzazione stabile sia per la vendita sia per il servizio post-vendite.

I settori più promettenti sono agro-alimentare, packaging, macchine e materiali da costruzione, prodotti farmaceutici, ma anche  tutto quello che riguarda la cura della persona, sempre più importante nella cultura vietnamita, e l’oreficeria, basti ricordare che il Vietnam è il Paese al mondo con la più alta quota d’oro per persona. La sostenibilità ambientale diventa sempre più importante e le nostre aziende del settore possono offrire macchine, prodotti e servizi in questo settore in forte crescita. I prodotti agricoli e dell’allevamento italiano potrebbero avere un buon mercato, ma per aprirlo è necessario un iter autorizzativo molto lungo: il primo container di mele del Tirolo ha avuto il via libera dopo cinque anni di lavoro ed anche nel settore dei vini, ogni etichetta nuova ha un iter lunghissimo.

E in termini di import?

Nei primi sei mesi di impatto del trattato le esportazioni vietnamite sono aumentate rispetto allo stesso periodo nell’anno precedente. Sono stati emessi quasi 65.000 certificati d’origine per tutti i tipi di prodotti. In particolare per i gamberetti è stato un trionfo. Poter offrire beni con certificato d’origine chiaro e gradualmente una qualità sempre più vicina a quella richiesta dai consumatori europei favorirà i prodotti tradizionali vietnamiti che genereranno o maggiori margini alla distribuzione italiana o risparmio per i nostri consumatori. Ci sono pochi beni per ora prodotti in Vietnam che competono direttamente con quelli italiani, per cui l’effetto sarà positivo. E per il riso varietà indica che tanto preoccupa i produttori lombardi, siamo ben protetti dalle quote.

Il Vietnam viene spesso descritto come un Paese che uscirà rafforzato dalla crisi legata al Covid 19 che sta colpendo tutti i Paesi e le loro economie. Come valuta la gestione dell’emergenza da parte del governo Vietnamita e in che senso a suo avviso, il Paese ne potrà uscire rafforzato?

Tutto il mondo ha invidiato la libertà di movimento senza conseguenze negative che il Vietnam ha offerto ai suoi abitanti appena terminata la prima ondata del Covid 19 nella primavera 2020. Nel secondo trimestre dell’anno scorso l’economia del Vietnam ha sofferto come quelle dei vicini, ma a partire dall’estate c’è stata una ripresa che ha permesso di chiudere l’anno con una crescita invidiabile in tutti gli altri Paesi. La velocità di decisione, forse ispirata dalle raccomandazioni di Carlo Urbano durante la crisi della SARS, l’implementazione chiara e coerente delle misure di protezione, prima fra tutte la chiusura delle frontiere, sono state estremamente efficaci. Certo, non avendo sofferto direttamente, il governo vietnamita sembra avere meno fretta degli altri nei suoi obiettivi di vaccinazione della popolazione, il che potrebbe ridurre la mobilità esterna nel prossimo futuro. Il XIII Congresso del Partito Comunista del Vietnam ha scelto i leader per i prossimi 5 anni all’insegna della stabilità: rinnovando alcune cariche fondamentali ma riconfermando molte persone di esperienza e proponendo una continuità di governo che potrebbe permettere un celere avanzamento delle riforme già impostate.

Cosa consiglierebbe ora come ora alle imprese italiane che guardano al Vietnam?

Per prima cosa, di studiare l’opportunità strategica di aprirsi un mercato là dove non l’avevano o era limitato, di capire che in Asia non si fa business in volumi apprezzabili senza una presenza locale che dà visibilità, credibilità e concretezza alle società che vogliono entrare in questi mercati. Il Vietnam non va visto solo come mercato di sbocco di per sé, ma è una straordinaria piattaforma per vendere nell’ASEAN e, con un po’ di sforzo, in Giappone, Cina e Corea del Sud. Tante aziende tecnologiche italiane vendono nel mondo perché sono parte della catena del valore della Germania, che ha finanza e distribuzione internazionale senza pari nel nostro paese di PMI. In Asia è uguale, ma le catene del valore che contano per la distribuzione sono quelle di Giappone e Corea. Così facendo le aziende italiane potrebbero attuare  anche una mossa difensiva che nel medio termine le proteggerebbe dal rischio che i loro prodotti siano sviluppati in quest’area da aziende locali. L’investimento in un impianto in Vietnam è inferiore a quello di quasi tutti gli altri paesi comparabili per produttività ed è nella parte del mondo che continua a crescere a ritmi più sostenuti dei vicini. 

Veniamo alla Banca che lei rappresenta in Vietnam, Intesa Sanpaolo, e alle attività che svolgete: come possono essere supportate le aziende italiane grazie alla vostra presenza locale?

La presenza locale di Intesa Sanpaolo permette una comprensione e un monitoraggio del Vietnam senza uguali. Essere qui permette di distinguere e scegliere bene i propri partner e di giudicare quelli che le aziende italiane contemplano. Abbiamo come controparti bancarie alcuni istituti di credito locali di primissima qualità che si prendono ottima cura dei nostri clienti.

Da qui ci rendiamo conto di quali strategie funzionano in questo mercato e quali meno. La nostra cooperazione con la Camera di Commercio Italiana in Vietnam, con quella Europea e con il Vietnam Business Forum, che rappresenta tutte le camere di commercio mondiali presenti in Vietnam, ci offre contatti, opportunità e punti di vista diversi e complementari.

Dalle filiali di Singapore e di Hong Kong possiamo offrire finanziamenti in valuta forte off-shore a società italiane e clienti del resto del mondo, finanziamenti di tipo commerciale con lettere di credito, sconti e conferme, garanzie per gare e performance, finanza di progetto.

Come banca che nel mondo si caratterizza sempre più per il profilo sostenibile e verde, possiamo offrire prodotti vantaggiosi disegnati per le aziende che investono in economia circolare e in efficienza energetica. È nuovo fronte di crescente e rilevante importanza, tanto che lo scorso anno il Vietnam ha varato una storica legge sulla protezione ambientale. Infine poniamo la massima attenzione all’innovazione e alla crescente imprenditoria in settori come l’IT e il Web.

Octagona ringrazia Tomaso Andreatta per la sua disponibilità a rispondere alle nostre domande.

Domande frequenti

Perché il Vietnam è considerato una destinazione interessante per l’export italiano?

Il Vietnam è il principale recettore di investimenti produttivi in ASEAN, ha più che raddoppiato il PIL e il commercio estero e cresce da oltre 20 anni a ritmi annuali superiori al 6%. Mantiene inoltre stabilità economica e sociale, e funge da piattaforma per vendere in ASEAN e, con uno sforzo ulteriore, in Giappone, Cina e Corea del Sud.

Quali sono i settori italiani con più opportunità di export verso il Vietnam?

Secondo Tomaso Andreatta, di Intesa Sanpaolo, i settori più promettenti sono agro-alimentare, packaging, macchine e materiali da costruzione, prodotti farmaceutici, cura della persona e oreficeria, dato che il Vietnam ha la più alta quota d’oro per persona al mondo. Cresce anche la domanda di macchine e servizi per la sostenibilità ambientale.

Che effetti ha avuto l’accordo di libero scambio EVFTA tra Unione Europea e Vietnam sugli scambi commerciali?

Nel primo periodo l’EVFTA ha coinciso con un calo dell’export europeo verso il Vietnam, soprattutto nei macchinari industriali, per le difficoltà logistiche e la minore propensione agli investimenti durante la crisi. Le esportazioni vietnamite sono invece aumentate, con quasi 65.000 certificati d’origine emessi nei primi sei mesi. Dopo l’emergenza è atteso un forte rimbalzo.

Quali difficoltà incontrano i prodotti agricoli e il vino italiano per entrare nel mercato vietnamita?

I prodotti agricoli, dell’allevamento e i vini italiani devono superare un iter autorizzativo molto lungo in Vietnam. Il primo container di mele del Tirolo ha ottenuto il via libera dopo cinque anni di lavoro, e anche nel vino ogni nuova etichetta richiede una procedura lunghissima. Per questo il mercato è promettente ma richiede tempi e pazienza.

Perché le PMI italiane hanno bisogno di una presenza locale per vendere in Vietnam e in Asia?

In Asia non si vende da lontano né con viaggi di pochi giorni: senza presenza locale non si fanno volumi apprezzabili. Serve un’organizzazione stabile per vendita e post-vendita, che dà visibilità, credibilità e concretezza. Una presenza in Vietnam può anche difendere dal rischio che i prodotti vengano sviluppati da aziende locali.

Come può una banca come Intesa Sanpaolo supportare le imprese italiane che vogliono esportare o investire in Vietnam?

Intesa Sanpaolo, presente in Vietnam, aiuta le imprese a scegliere e valutare i partner locali tramite banche corrispondenti e rapporti con le camere di commercio. Dalle filiali di Singapore e Hong Kong offre finanziamenti in valuta forte off-shore, lettere di credito, garanzie per gare e performance, project finance e prodotti per economia circolare ed efficienza energetica.

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