Sono sempre di più le imprese italiane che decidono di vendere in paesi del sud-est asiatico, in particolar modo pare che esportare abbigliamento in Vietnam sia un’opzione decisamente interessante.
Le ragioni di ciò sono diverse: certamente alla base vi è l’importante sviluppo economico che negli ultimi anni ha contraddistinto il paese. Il PIL pro capite annuo è infatti cresciuto notevolmente tra il 2002 e il 2022, arrivando a 4.087 dollari, ovvero a un valore più che triplicato.
A ciò si accompagna l’aumento demografico della popolazione (composta per il 50% da individui al di sotto dei 30 anni), che in media si incrementa del 1% ogni anno (fonte: AICS-Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo).
Questi dati si traducono in un maggiore potere di acquisto, che incentiva sensibilmente le possibilità di export verso il Vietnam.

Quando si parla di esportazioni verso il Vietnam, basta dare un’occhiata ai numeri per capire le numerose opportunità che di questo mercato è in grado di offrire.
Secondo l’Osservatorio Economico Ufficiale ci sono, infatti, dei settori merceologici che segnano una crescita netta delle esportazioni: parliamo in particolare di prodotti tessili, in pelle e alimentari.
Questa tendenza è stata indubbiamente favorita dall’accordo di libero scambio stipulato tra l’Unione Europe e il Vietnam, entrato in vigore nel 2020. Tale normativa ha previsto una grande semplificazione negli scambi commerciali e un forte abbattimento dei dazi doganali (a partire dal 65%) che saranno poi eliminati gradualmente entro il 2030. Un vantaggio decisivo, che ha incrementato l’interesse di per tutte quelle aziende che vogliono intraprendere un percorso di internazionalizzazione nel paese.
Al momento, quindi, il Vietnam risulta il principale interlocutore dell’Italia nell’area ASEAN per quanto riguarda le relazioni commerciali, grazie anche alla crescente domanda di beni come quelli del settore tessile e dell’abbigliamento.
L’interesse nei confronti del Made in Italy si sta sviluppando in Vietnam, complice, come abbiamo visto, il maggiore potere di acquisto della popolazione.
In particolare, l’abbigliamento italiano è fortemente esportato nel paese per il prestigio che l’Italia riveste nel campo della moda e del design, in cui risulta una eccellenza mondiale. Inoltre c’è da segnalare che il Vietnam si è rivelato nell’ultimo periodo un rilevante hub manifatturiero, grazie ai suoi bassi costi di produzione e alla sua abilità nel settore tessile.
Il sommarsi di questi fattori chiave ha determinato un sempre maggiore interesse verso l’export di abbigliamento in Vietnam.
Dal grafico sottostante vediamo come l’export di vestiario faccia parte del settore che registra i volumi maggiori per quanto riguarda le esportazioni del nostro paese.

Esistono alcune informazioni che è fondamentale conoscere per tutti coloro che mostrano interesse verso l’export dei propri prodotti verso il Vietnam. Di seguito riportiamo quelle più importanti:
Per concludere, abbiamo potuto notare che ad oggi il Vietnam può rappresentare una opportunità importante se sei intenzionato ad la tua meta è espandere il business al di fuori dai confini nazionali; tuttavia, le procedure appena elencate, possono rivelarsi complicate e in tal caso è fondamentale poter contare su dei professionisti esperti di internazionalizzazione nel paese.
Octagona è a disposizione per aiutare il tuo business a espandersi in Vietnam: siamo a disposizione per affiancarti in ogni passaggio necessario a farti approdare con successo in questo mercato estremamente promettente.
Sì, il Vietnam è un mercato interessante per l’abbigliamento italiano. Il PIL pro capite è più che triplicato tra il 2002 e il 2022, fino a 4.087 dollari, e metà della popolazione ha meno di 30 anni. Crescono quindi il potere d’acquisto e l’interesse per il Made in Italy, riconosciuto per prestigio nella moda e nel design.
L’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Vietnam, in vigore dal 2020, semplifica gli scambi commerciali e riduce fortemente i dazi doganali, a partire dal 65%. I dazi saranno eliminati gradualmente entro il 2030. Per le aziende tessili e dell’abbigliamento significa costi di ingresso più bassi e maggiore competitività sul mercato vietnamita.
Sì, per la vendita diretta al consumatore finale serve una licenza commerciale, che richiede di solito da uno a tre mesi. In alternativa si può aprire una società in loco. Chi non vuole costituire una società in Vietnam deve rivolgersi a distributori locali, che aiutano a superare barriere normative, linguistiche e logistiche.
Le merci seguono procedure doganali standard regolate dalla Legge No. 54/2014/QH13. Alcune categorie, come i farmaci, richiedono controlli specifici aggiuntivi. Le aziende che operano in import-export devono presentare alle autorità doganali il certificato di registrazione dell’attività aziendale e quello del codice commerciale di import/export.
Il trattamento doganale prioritario è una possibilità offerta alle aziende che esportano in Vietnam, anche di abbigliamento, per snellire i controlli alla frontiera. Tra i benefici ci sono l’esonero dal controllo della documentazione doganale supplementare e l’esenzione dall’ispezione fisica delle merci, con un risparmio di tempo.
Il Vietnam è il principale interlocutore commerciale dell’Italia nell’area ASEAN e vede crescere la domanda di beni tessili e di abbigliamento. Il Paese è inoltre un hub manifatturiero rilevante, grazie ai bassi costi di produzione e alla competenza nel tessile. Anche pelle e alimentari registrano una crescita netta delle esportazioni.
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