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La fiducia degli investitori stranieri nel Vietnam

Nel 2011 l’economia del Vietnam dovrebbe crescere del 7%: queste le previsioni del Ministro Vietnamita per la Pianificazione e gli Investimenti, Cao Viet Sinh.  La crescita e lo sviluppo del Paese Asiatico continueranno sulla scia dell’anno scorso, in cui si era registrato un incremento del PIL del 6.7%.

Il Governo Vietnamita inizialmente aveva previsto un aumento del Prodotto Interno Lordo intorno al 7.5%, ma il problema dell’inflazione ha cambiato i piani del Governo, che ha deciso quindi di non spingere troppo sui target di crescita ma di concentrarsi sul contenimento dell’alta inflazione. Il tasso a doppia cifra riguardante l’innalzamento dei prezzi, che il mese passato si è attestato al 12.3%, preoccupa il Governo, che ha deciso quindi di intraprendere misure fiscali e monetarie (tra cui la svalutazione del Dong) volte soprattutto a non scoraggiare gli investitori stranieri: grazie all’adozione di queste politiche, secondo i dati degli economisti di  HSBC, l’indice dei prezzi al consumo dovrebbe calare entro il 2011 e raggiungere un livello medio che si attesterebbe intorno al 9.9%. Hanoi intende ulteriormente rafforzare la presenza di Investimenti Diretti Esteri, il cui ruolo si rivela fondamentale negli equilibri e nello sviluppo dell’economia Vietnamita, e ha assicurato che il calo della domanda interna sarà compensato proprio dai capitali stranieri e che la fiducia degli investitori non verrà intaccata.

Il paese Asiatico, secondo alcuni economisti, oltre al problema dell’inflazione, per continuare il suo straordinario processo di crescita sperimentato fino ad ora e rimanere competitivo, nei prossimi cinque anni dovrebbe riformare la struttura delle aziende statali, giudicate inefficienti, modernizzare il sistema dell’istruzione, contrastare in maniera efficace la corruzione e continuare la difficile sfida che deve portare ad una migliore redistribuzione della ricchezza. Per garantire una maggiore uguaglianza e favorire ancora di più l’emergere del ceto medio, il Governo deve continuare la lotta alla povertà, i cui risultati negli ultimi anni sono stati davvero soddisfacenti.

Nonostante ci sia ancora parecchio da fare, la fiducia nel Vietnam da parte degli investitori stranieri non è diminuita: con una crescita della produzione industriale del 2010 che fatto registrare un +13,8%, una crescita media del PIL (dal 2004 al 2008) del 7.6%, una popolazione di quasi 90 milioni di persone e una strategica posizione geografica, il Vietnam rappresenta oggigiorno uno dei mercati più interessanti nello scenario internazionale in cui poter investire. Una recente analisi di Citigroup individua nel Vietnam (assieme ad altri Paesi tra cui Indonesia, Cina e India), uno dei Paesi a più alto tasso di crescita potenziale del ventunesimo secolo.

Il Paese può contare su una forza lavoro giovane e a basso costo, una forte stabilità politica e sociale, una politica di apertura verso i capitali stranieri e sul consolidamento della formazione di una classe media con una forte propensione al consumo. Il Vietnam soprattutto, che è riuscito a semplificare il proprio quadro normativo, necessita di capitali, tecnologia e know how straniero.

I rapidi processi di internazionalizzazione e di liberalizzazione dei servizi hanno permesso una graduale e crescente integrazione nel mondo globalizzato. Inoltre, nel 1995 il Vietnam è entrato a far parte dell’ASEAN, Area di Libero Scambio (di cui fanno parte anche Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippone, Singapore e Thailandia) creata per incrementare lo scambio commerciale, promuovere la cooperazione e l’assistenza reciproca fra gli Stati membri ed accelerare la crescita economica e la stabilità della regione. Diverse le opportunità del mercato Vietnamita, dal sourcing, alle infrastrutture, alla meccanica, al settore agroindustriale: le aziende italiane che hanno investito qui sono ancora poche in relazione alle opportunità offerte.

Manlio Urbano

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