Questa forma di collaborazione implica dunque un trasferimento di esperienze e informazioni dall’impresa italiana a quella indiana, evitando la costituzione di un’entità giuridica separata. Il trasferimento tecnologico può semplificare il processo di internazionalizzazione delle imprese nel breve periodo, se inserito però in una strategia a lungo termine.
Le azioni di trasferimento del know how permettono infatti un accesso iniziale nel mercato senza investimenti significativi e un primo sviluppo del brand, e possono servire come base per una successiva fase di investimento diretto nel Paese target.
Le aziende Indiane hanno una percezione estremamente positiva dell’efficienza e del know how “Made in Italy” e sono alla continua ricerca di nuove tecnologie. Ciò rappresenta sicuramente un punto di forza del trasferimento tecnologico, soprattutto in relazione all’ingresso nel mercato indiano da parte delle aziende Italiane.
Esempio di successo targato Octagona è il caso di Moss srl, azienda di Reggio Emilia che dal 1967 progetta e produce macchine automatiche per le diverse tipologie di stampa applicate al packaging. L’azienda si è affidata ad Octagona per attivare una presenza diretta sul territorio indiano dando vita ad un accordo di trasferimento tecnologico con un partner che permetterà di produrre macchine in loco, aumentando in questo modo la competitività ed abbassando i costi sul Paese senza rinunciare alla qualità del prodotto.
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Un altro esempio può essere quello di MecVel srl, azienda che si occupa della produzione e commercializzazione di attuatori lineari e martinetti meccanici: attraverso Octagona India, sono state gestite tutte le fasi di predisposizione della documentazione necessaria, delle pratiche burocratiche e di registrazione di licenze e brevetti per poter operare in tranquillità in India.
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Infine, segnaliamo il caso di Coveme spa, impresa impegnata nella produzione e commercializzazione di film plastici e isolanti elettrici e della trasformazione di film di poliestere. Gli obiettivi del progetto consistevano nell’attivare un presidio diretto in India, nel rafforzare la propria posizione in un nuovo mercato e di affiancare al meglio i propri clienti, offrendo loro le ultime innovazioni tecnologiche.
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Il trasferimento tecnologico è un processo in più fasi con cui un’azienda italiana rende accessibili conoscenze, tecnologie, competenze e processi produttivi a un’impresa indiana, che li sviluppa per realizzare nuovi prodotti o servizi. Avviene tramite collaborazione con un partner locale, senza costituire un’entità giuridica separata in India.
Il trasferimento tecnologico permette un accesso iniziale al mercato indiano senza investimenti significativi e un primo sviluppo del brand, evitando la costituzione di una società locale. È adatto alle PMI che cercano un approccio graduale e può essere la base per un successivo investimento diretto nel Paese.
L’India è il secondo Paese più popoloso e la sesta economia mondiale, con una crescita media del PIL del 6,1% annuo negli ultimi 10 anni secondo l’IMF. Per il World Economic Forum, entro il 2030 oltre 140 milioni di famiglie entreranno nella classe media. Le aziende indiane, inoltre, apprezzano il know how Made in Italy.
Secondo il Global Innovation Index, l’India è al 40° posto per capacità di innovazione, mentre l’Italia è al 28°. L’India ha guadagnato sei posizioni in un anno, dal 46° posto del 2021. Programmi come Make in India e Digital India hanno favorito la crescita di startup: nel 2021, secondo Forbes India, 42 sono state valutate oltre un miliardo di dollari.
Moss srl, di Reggio Emilia, ha firmato un accordo di trasferimento tecnologico con un partner per produrre macchine da stampa per packaging direttamente in India, riducendo i costi senza perdere qualità. MecVel srl ha gestito documentazione, pratiche burocratiche, licenze e brevetti tramite Octagona India. Coveme spa ha attivato un presidio diretto per affiancare i clienti.
Sì, il trasferimento di know how può servire da base per una successiva fase di investimento diretto in India. Per essere efficace nel breve periodo deve però rientrare in una strategia di internazionalizzazione a lungo termine, che definisca fin dall’inizio come sviluppare brand e presenza sul mercato indiano.
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